Rivoluzione copernicana per Simest, la Società italiana per le imprese all’estero: l’attività di investment banking è stata estesa all’Unione europea.
Una novità che è stata salutata da Adolfo Urso, vice mininistro allo Sviluppo economico con delega al commercio estero, in occasione delle presentazione delle nuove strategie della società che ha come presidente l’avvocato Giancarlo Lanna e come amministratore delegato l’ingegnere Massimo D’Aiuto.
Il mese di gennaio ha registrato una voglia di riscatto delle aziende, con un boom rispetto a un anno fa: nel 2009 le agevolazioni per gli investimenti all’estero hanno toccato un importo di 4,449 miliardi di euro.
Anche se il sogno di Simest è avere linee di credito come la Cassa depositi e prestiti, un traguardo non impossibile: Urso ha promesso la riforma degli enti, per aiutare l’internazionalizzazione senza avere troppe società sparse nelle regioni d’Italia, delle quali non ce n’è bisogno secondo il viceministro.
La Simest, tra l’altro, registra un bassissimo tasso di mortalità delle imprese protagoniste dei progetti approvate: solo lo 0,5%, dopo cinque anni.
E la garanzia della presenza pubblica rappresenta un vantaggio, per le imprese: lo sa bene chi opera in Marocco e in Cina, per esempio, dove la cosiddetta copertura politica è un passaporto praticamente indispensabile. Simest, operatore che non lavora all’ingrosso ma direttamente sul mercato, può così offrire alle imprese italiane sostegno in Romania, Bulgaria e Polonia.
E ogni giorno offre novità positive: l’ultima riguarda Dedagroup, società trentina di soluzioni Ict leader nel settore bancario, che ha avviato un ulteriore progetto di internazionalizzazione in Messico attraverso il sostegno di Simest.
Con Urso che però dimostra di non avere fiducia in un mercato mondiale sempre meno solido e meno affidabile, temendo altri contraccolpi nel prossimo futuro.
E commentando la visita di Silvio Berlusconi in Israele, dove il premier ha espresso il suo sogno di vedere un giorno quella nazione all’interno dell’Unione europea: per Urso, quel traguardo dovrà essere raggiunto inserendo anche la Turchia tra i paesi Ue. Intanto, in Italia sono presenti i rappresentanti del fondo sovrano cinese, interessati a investire nelle piccole e medie imprese e anche nel comparto dell’agricoltura.



