Cernobbio (Co), 13 mar. — “Non regaleremo mai un reddito minimo garantito che porterebbe di fatto alla esclusione dal mondo del lavoro di una fascia di persone”. A dirlo è il ministro del Welfare Maurizio Sacconi (nella foto) in un intervento al Forum della Confcommercio in svolgimento a Cernobbio. “Non vogliamo modificare la composizione della spesa degli ammortizzatori sociali che deve restare quella e deve tutelare anche i dipendenti delle piccole imprese oltre che quelli delle medie e delle grandi. D’altra parte il governo continua a lavorare perché le imprese che meritano abbiano il credito necessario. Stiamo lavorando con i grandi gruppi bancari – aggiunge – perché rimangano sempre più vicini al territorio e alle imprese”.
Su una possibile riforma del fisco, Sacconi dice: “Apriremo il cantiere della riforma dopo le elezioni”. “Tremonti si è impegnato su questo punto e ha disegnato i criteri del nuovo fisco”, ha aggiunto.
Sacconi è tornato a criticare lo sciopero della CGIL che, secondo il ministro, “è stato un disastro” ed “è stato uno sciopero politico, il primo nella storia del paese che si sia tenuto sotto elezioni, non è mai successo prima”. “L’adesione è stata bassissima – ha ribadito – nel pubblico impiego malgrado lo sciopero fosse di venerdì, e quindi prima del sabato e domenica, l’adesione è stata del 10%. La percentuale per le imprese aderenti a Federmeccanica è stata del 14% e calcolando anche le imprese più piccole del settore probabilmente l’adesione è stata inferiore al 5%”. “In sostanza lo sciopero non è esistito e lo dico senza alcuna forma di compiacimento”, ha aggiunto. “Tutto ciò dovrebbe far riflettere la Cgil anche rispetto all’unità sindacale e anche, magari dopo le elezioni visto che sono così sensibili a questi appuntamenti, sul congresso che terranno tra poco. Lo sciopero non è andato bene – ha consluso Sacconi – anche nel settore dei trasporti e in quello del commercio”.
Commento:
Per la nostra società – da sempre vicina alle piccole imprese – quelle del Ministro Sacconi sono parole sacrosante, che sentiamo per la prima volta, dopo decenni di sudditanza dei governi alla FIAT ed agli altri cosiddetti grandi gruppi industriali, avidi di cassa integrazione e poco competitivi nelle idee e nei prodotti.



